Ode a la Paix

O
[vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern”][vc_column][vc_column_text]Tornato a Trieste da Venezia, nella nuova-vecchia casa ho fatto l’inventario di tutta la roba lasciata da mio padre. Ho sfogliato molti libri, riviste, pubblicazioni d’arte. Ho anche ascoltato tutti i dischi, 33, 45 e 78 (c’erano anche quelli). Ascoltare a 15 anni i dischi di un ultra 50enne può essere lungo e imbarazzante: c’erano parecchie cose che mi sembravano pure minchiate. Però c’era anche roba decisamente accattivante. Sicuramente per me la migliore tra queste era Ode a la Paix, di un tale Georg Friedrich Haendel. Alternativamente, si chiamava anche Ode per l’anniversario della regina Anna, o ancora Concerto Grosso n° 10 in Re-, op. 6.

Non troppo stranamente, era cantata in tedesco. Soprano, Gundula Janowitz.

Ascoltandola più e più volte, il sensibile giovinetto (io) si faceva persuaso di due Verità Galattiche. Prima: la musica del ‘700 era un’altra cosa. Molto poi mi avrebbero spiegato le meraviglie dell’800, ma io sono sempre restato fedele al ‘700, complici Bach, Vivaldi, Scarlatti, e proprio Haendel. L’800 lo trovo cupo, il ‘700 sono bandiere al sole che sventolano sulle torri alla brezza di una mattina di primavera. Non c’è gara.

La seconda cosa stava nel quarto movimento del Concerto Grosso. Comincia con insinuanti violini e prosegue in un duetto maschio-femmina, in cui ogni voce esprime il proprio e contemporaneamente arricchisce quella dell’altro. Mi figuravo che fosse una splendida metafora musicale di quel che dovesse essere una coppia nella vita. Eh sì, avevo proprio 15 anni!

Non ho mai più trovato una versione tedesca dell’Ode, e quel disco è andato, con i miei molteplici trasferimenti. Ne ho invece trovate (a pacchi) di inglesi, che però non reggono il confronto. Pazienza: Gundula Janowitz è sempre nei nostri cuori.

Aggiunta al post

Dopo averle cercate per 38 anni – con non molta costanza, per la verità – ho finalmente trovato le parole (in inglese) dell’Ode, scritte da Ambrose Philips.

Dal punto di vista del contenuto, non aggiungono nulla al fascino della musica, anzi: sono la classica leccata di culo a colei [la regina Anna] “che ha riportato la pace in Terra” (sì sì, come no).

Ma può essere interessante – per me lo è – seguire i virtuosismi vocali degli interpreti, che in 13 minuti e 40, grazie alle ripetizioni di verso e ai coretti, completano solo quattro strofe. Qui sotto riporto queste, che includono il IV movimento.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation=”” row_type=”row” use_row_as_full_screen_section=”no” type=”full_width” angled_section=”no” text_align=”left” background_image_as_pattern=”without_pattern”][vc_column][blockquote text=”Eternal source of light divine
with double warmth thy beams display,
and with distinguish’d glory shine,
to add a lustre to this day.
The day that gave great Anna birth
who fix’d a lasting peace on earth.
Let all the winged race with joy
their wonted homage sweetly pay,
whilst tow’ring in the azure sky
they celebrate this happy day:
The day that gave great Anna birth
who fix’d a lasting peace on earth.
Let flocks and herds their fear forget
lions and wolves refuse their prey
and all in friendly consort meet,
made glad by this propitious day.
The day that gave great Anna birth
who fix’d a lasting peace on earth.
Let rolling streams their gladness show
with gentle murmurs whilst they play,
and in their wild meanders flow,
rejoicing in this blessed day.
The day that gave great Anna birth
who fix’d a lasting peace on earth.” show_quote_icon=”yes” text_color=”#000000″ background_color=”rgba(0,0,0,0.1)” quote_icon_color=”#81d742″][vc_separator type=”transparent” up=”15″ down=”10″][vc_row_inner row_type=”row” type=”full_width” text_align=”left” css_animation=””][vc_column_inner][vc_column_text]Per chi invece fosse interessato all’intero testo, lo può leggere cliccando qui[/vc_column_text][/vc_column_inner][/vc_row_inner][/vc_column][/vc_row]

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SU DI ME

Sono Edoardo, nato a Trieste nel 1959. Lì ho ancora una casa e ci torno quando mi va, ma da molti anni vivo a Roma. A Roma sono nati i miei figli, e tanto basterebbe a giustificare sia la mia esistenza che la permanenza nella capitale. Continua...

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