Il Modello Standard

I

Quando studiavo Fisica (nucleare), il Modello Standard non veniva praticamente neanche menzionato. Avevo iniziato l’università nel ’78, la teoria elettrodebole era stata proposta nello stesso anno, Rubbia prese il Nobel per averne trovato i bosoni solo nell’84 e l’ultimo quark di terza generazione (il top) è del 1995. L’unico pezzo del modello su cui c’erano sufficienti certezze era l’interazione elettromagnetica, “sistematizzata” da Feynman una quindicina di anni prima. Quindi ai miei tempi c’erano troppi buchi nel MS perché se ne parlasse agli studenti, soprattutto se di indirizzo sperimentale come me.

 

Perciò non c’è da stupirsi che il MS me lo sia dovuto andare a vedere da solo – in termini puramente qualitativi, beninteso – e solo di recente. E vi ho trovato cose che mi lasciano molto perplesso.

La mia maggiore obiezione è sulla linea di quelle del filosofo della Scienza Tim Maudlin, sul quale avevo già scritto un articolo. Dico: “E’ possibile che la Natura funzioni davvero in base ai trucchi e le contorsioni che il MS rende necessari per far tornare i conti?”.

 

Maudlin parla della MQ come di una ricetta predittiva (che funziona) rispetto a una vera e propria teoria fisica, che secondo lui mancherebbe. In effetti, guardando come i fisici spiegano le interazioni tra particelle, si resta senza parole. Da un lato non si può non ammirare l’enorme lavoro d’ingegno svolto per ricombinare i pezzi ogni volta che se ne aggiunge uno nuovo (sforzo ben più che esponenziale), dall’altra – almeno a me – vengono in mente la barzelletta “Culo, ho detto culo!” e l’immensa lavagna di Hari Seldon (Cronache della Galassia, vol. 1) in cui per aggiungere un’equazione non banale occorreva studiare tutta la vita. E taciamo il fatto che dopo 200 anni di Storia la lavagna risultò completamente inutile.

Anzi non lo taciamo per niente, visto che il punto è proprio questo: qual è il rischio di scoprire, prima o poi, che è tutta una grandissima minchiata? Con grande potere predittivo, sinora, ma con pochissima Fisica fondamentale.

 

Chiedere a fisici cosa ne pensano è come chiedere all’oste se il suo vino è buono. Oggigiorno la Scienza richiede enormi finanziamenti, il che significa marketing che convinca l’opinione pubblica che la ricerca sia utile, utilissima. Perciò tutti uniti a lodare il modello.

Ma qualche anno fa abbiamo già assistito al disastro provocato dal grande marketing sulla parassitaria Teoria delle Stringhe, che ha drenato quantità industriali di risorse economiche e intellettuali verso un vicolo cieco.

E se lo stesso prima o poi accadesse anche al Modello Standard? Questo funziona, ma limitatamente alle cose… per le quali funziona. A restare fuori sono almeno 3 aspetti tutt’altro che di poco conto (Gravità, antimateria, materia oscura e aggiungiamoci pure l’energia oscura, ‘che tanto qualcuno la dovrà pur spiegare, no?), tant’è che non si può assolutamente dire che il MS descriva l’universo come lo vediamo. In più – come riconoscono anche i fisici – è “brutto”, complicato, totalmente controintuitivo.

 

Forse non tutti sanno che il MS non è una teoria ma tre, tenute assieme dagli straordinari sforzi di cui parlavo prima per fornire un quadro complessivo coerente. L’ultimo pezzo è il famoso campo di Higgs, che sempre per ragioni di marketing è stato salutato come il Santo Graal, ma adesso si stanno rendendo conto che provoca più domande che risposte.

Perciò il modello progredisce (lentamente) a macchia di leopardo e il suo potere predittivo non è uniforme sulle tre interazioni. Infatti il trattamento matematico di ciascuna di esse richiede strumenti diversi, via via meno precisi più la “fisica sottostante” diventa complessa. A tutti gli effetti si tratta di tre utensili separati che devono sopportare il vincolo di dover essere coerenti tra di loro.

 

Si ha (spesso) la sensazione che col MS la Fisica si sia infilata in un tunnel all’inizio promettente, che però è diventato via via più stretto e difficile da scavare e che magari alla fine non porta da nessuna parte.

 

Diciamo che ho ancora 20-30 anni di vita. Dubito molto che riuscirò a vedere come andrà a finire la faccenda. Ma nel frattempo mi diverto moltissimo a seguire le puntate della serie.

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SU DI ME

Sono Edoardo, nato a Trieste nel 1959. Lì ho ancora una casa e ci torno quando mi va, ma da molti anni vivo a Roma. A Roma sono nati i miei figli, e tanto basterebbe a giustificare sia la mia esistenza che la permanenza nella capitale. Continua...

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