Un regalo

Un regalo

Cari lettori di questo Blog,

continua il mio stupore nell’osservare che il numero di visitatori quotidiani tende a crescere.

Il mio obiettivo, nell’aprire il Blog, non era di farne un luogo di simposio, ma di semplice deposito personale dei miei pensieri (sia contingenti che di antica memoria) e – forse questo sì – di summa dei medesimi, che un qualunque conoscente o amico decidesse di esplorare all’istante X. Una specie di biografia essenziale e non cronologica. La cadenza tutt’altro che regolare dei post credo basti a testimoniarlo.

Eppure, come dicevo, c’è chi si prende la briga di sfogliare il Blog quotidianamente e c’è chi ci passa tre quarti d’ora, magari da Praga (chi diamine conosco io a Praga? I due o tre antichi colleghi di lavoro non parlano una parola d’italiano). C’è gente che si collega dal Brasile, ripetutamente e da città diverse, o da Freiburg Im Breisgau. E, a quanto pare, legge 3-5-10 pagine.

Trovo tutto ciò molto strano, ma naturalmente non spiacevole.

 

In base a quest’inattesa popolarità, ho deciso di fare un esperimento che è anche – mi auguro – un piccolo regalo a chi passa su edoardoburlini.com.

Si tratta di questo: dopo vari riscontri da società di consulenza editoriale, ho deliberato che l’ipotesi di pubblicare un mio racconto lungo, scritto da tempo, è da escludere.

Per cui ho deciso di metterlo qui. A puntate.

Mi perdoneranno quei pochi amici di una cerchia ristretta che l’hanno già letto (perché li ho obbligati io). A essi posso solo dire di aver fatto qualche aggiunta e qualche ritocco, ma non tali da giustificare una rilettura.

Dicevo che lo pubblicherò a puntate. Non ho la minima idea di quale sia il numero di pagine che è opportuno inserire in ogni puntata. So solo che troppe spaventano, troppo poche rischiano di lasciare eccessivamente frammentato lo svolgimento. Quindi farò “a naso” e pazienza se strada facendo imparerò di aver sbagliato impostazione sin dall’inizio. Stimo di di pubblicarne due puntate per settimana.

 

Ora lasciate che introduca il racconto. L’ho chiamato L’Altalena, ed è di un genere di difficile collocazione, ma che a grandi linee si potrebbe definire di fantascienza. Per chi ha letto tutto Buzzati, l’atmosfera ricorda un po’ La corazzata Tod, se non altro per l’impostazione generale di quest (ricerca): è la storia della ricerca ossessiva di un’altalena.

La cosa più curiosa – e, per me, interessante – del racconto è come l’ho scritto. L’idea me l’ha data un sogno che avevo fatto molti anni prima. Del sogno mi ricordavo solo che c’era un enorme catafalco in mezzo al nulla, che poi ho trasformato in altalena. Quindi sono partito dall’idea di un’altalena, punto e basta: non sapevo come cominciare; sapevo solo come doveva finire.

Quando ho cominciato a scrivere non avevo idea di cosa avrei messo giù la riga dopo. Si può dire che, più che scriverlo, l’ho letto mentre lo stavo scrivendo. L’intero processo di scrittura/scoperta progressiva è durato dalla prima all’ultima pagina: al penultimo paragrafo non sapevo cosa avrebbe contenuto il successivo, né che sarebbe stato l’ultimo.

Mi sono divertito moltissimo, per tutta la settimana in cui ci ho lavorato su. Spero vi divertiate un po’ anche voi.

In ogni caso, prendetelo come un omaggio.

Ah, il racconto non comincio a postarlo oggi. Un po’ di suspence, no? 🙂

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