Frikkettoni in due puntate (2/2)

Frikkettoni in due puntate (2/2)

Eccoci qui, all’ex-post.

Sensazioni personali: sono stato benissimo, in un bel posto con gente simpatica (quasi tutti) e facendo movimento almeno 5 ore al giorno, che era quello che volevo per me. Ho solo mangiato di merda, roba vegetariana che non voglio più vedere per il resto della mia vita.

 

Aspetti tecnici: non ho imparato niente. Forse merito degli stage tecnici che avevo fatto in passato con gente davvero brava, che sapeva insegnare qualcosa di nuovo. Qui ognuno faceva quello che gli pareva, come sapeva: gli sciolti e atletici rimanevano sciolti e atletici, le pippe rimanevano pippe (e ce n’erano parecchie, tanto che non ero il peggiore).

 

Analisi antropologica: sì, sono decisamente dei frikkettoni. Se uno riesce a viversi tutta la vita così, nulla quaestio. Il problema è che in diversi non hanno ancora idee chiare sul loro futuro (a 40 e passa anni) e altri usano invece questi raduni come gli oshoni usano i loro: per spezzare il quotidiano. Cioè quando sono finiti i 4 giorni tutto torna come prima. In tutto ciò c’è poca spontaneità, quanto piuttosto lo scimmiottamento di atteggiamenti e comportamenti di gregge. Sembra che in questi ambienti la parola d’ordine non sia imparare qualcosa, bensì liberarsi da quello che sta fuori. Io sogno di vedere un giorno un impiegato di banca o un ingegnere nucleare a loro agio tanto in giacca e cravatta che in tenuta da stage. Ci riuscirò? Non credo: ovunque c’è un impellente bisogno interiore di omologarsi agli altri.

 

Il maschile e il femminile. Lo schema è sempre lo stesso: i maschi che fanno i provoloni e le femmine che a volte ci stanno e altre no, comunque con un’indipendenza di contesto senz’altro superiore ai primi. In altre parole: una 4 gg solo di donne è possibile e avrebbe senso per le partecipanti; una 4 gg di uomini no, perché mancherebbe loro la motivazione per partecipare. This is it.

 

Conclusione. Ci tornerò, lì o altrove.

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