DICLORO DIFENIL TRICLORO ETANO

D

Ho passato le mie estati a Lignano Pineta tra il 1961 e il 1973. Tutte. I miei affittavano una villa dal 1° luglio al 30 settembre. Prima in Arco della Ginestra, poi in Arco dell’Alba. A sette anni avevo la bicicletta, che significava mattina al mare (tra la rotonda italiana e quella inglese), tutto il pomeriggio in bici. Da solo, o più spesso con i ragazzi suppergiù della mia età che passavano le vacanze abitando nel mio stesso Arco. Scorrazzavamo – senza la minima preoccupazione dei nostri genitori – dappertutto: facevamo gare di velocità per gli Archi, coglievamo le more, esploravamo i boschetti degli appezzamenti non ancora costruiti. Ci spingevamo tranquillamente fino al minigolf di Lignano Sud, e dall’altra parte fino all’hotel Colorado (ci dicevano “va bene, ma non andate in bici sugli Alisei”).

Ma di tutte le cose che facevamo, nessuna si avvicinava neanche lontanamente, per fascino e brivido, alle battaglie con l’autobotte del DDT. Dicloro-difenil-tricloro-etano. Credo, forse, Steven Spielberg per il suo “Duel” abbia preso spunto da noi. L’autobotte ogni due settimane circa si annunciava con una sirena lugubre, minacciosa, che metteva una certa ansia. Da un grosso tubo sparava il DDT contro la pineta, ma non è che l’operatore fermasse il getto davanti alle abitazioni; perciò la gente, a quel suono, correva a chiudere le finestre. Noi invece correvamo a prendere le bici e ci mettevamo in strada. Il gioco consisteva nell’avvicinarci il più possibile, da davanti o da dietro, a quel veicolo che andava pianissimo, emettendo quel suono basso e ripetuto di avvertimento. Sì, faceva un po’ paura. Ma noi eravamo lì per quello. L’odore del DDT era buonissimo. Il guidatore e l’operatore ci gridavano non molto gentilmente di levarci di mezzo, sia per non essere investiti (ma la cisterna non andava a più di 10 all’ora) che per non respirare quella roba, poi dichiarata cancerogena nel 1978. Una volta, una sola volta, sono finito proprio in mezzo al getto, ed effettivamente poi per 5 minuti mi bruciavano gli occhi e sputacchiavo quel liquido vaporizzato, fresco e frizzante.

Adesso ho 66 anni e grazie a dio non mi è mai venuto “un brutto male”, nonostante quelle battaglie. Ma la cisterna ce l’ho ancora negli occhi, e quel suono lugubre nelle orecchie, e quell’odore nel naso. Buonissimo.

(immagine by Arianna Riccio)

1 comment

  • Da piccoli insegui una nube tossica e la chiami avventura. Anni dopo non è più DDT: è solo estate. Ho anch’io ricordi così: resta il brivido e scompare il rischio.

SU DI ME

Sono Edoardo, nato a Trieste nel 1959. Lì ho ancora una casa e ci torno quando mi va, ma da molti anni vivo a Roma. A Roma sono nati i miei figli, e tanto basterebbe a giustificare sia la mia esistenza che la permanenza nella capitale. Continua...

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