ConFusione fredda

Il tema della Fusione Nucleare Fredda (FF) è molto interessante, direi “emblematico”, sia per i suoi aspetti scientifici che – forse anche di più – per quelli collaterali.

 

I termini della questione sono facili da capire, nei loro tratti generali: la Fisica mainstream ha sempre considerato solo l’ipotesi di fusione calda, che deriva dal modello – sperimentalmente comprovato – del funzionamento delle stelle. Ha perciò operato in questa direzione, senza mai domandarsi veramente se esistessero possibilità diverse. La FF, emersa agli onori della cronaca in un caso di serendipity, sembra indicare che esistano altri modi per ottenere una fusione nucleare.

 

La serendipity è tutt’altro che rara, nella storia della scienza. Per restare alla Fisica, basti pensare a come è stata scoperta la radiazione cosmica di fondo. Nel caso della FF è tutt’altro che irrilevante puntualizzare il fatto che le “scoperte” sono in realtà due, che hanno ricadute in ambiti diversi d’interesse. La prima è l’esistenza stessa di un metodo alternativo di fusione: ciò avrebbe conseguenze importanti nel solo mondo scientifico, nel campo della Struttura della Materia e delle sue interazioni fisico-chimiche. La seconda, che ha necessariamente la prima come presupposto, è il bilancio energetico positivo della reazione nucleare, il che spalanca lo scenario delle fonti energetiche.

 

A questo punto, cosa sarebbe logico e razionale attendersi? Che l’alternativa venga esaminata in tutte le sue sfaccettature, per capire se sia plausibile o no. Invece, la comunità scientifica ha rigettato in maggioranza la FF in nome della “non sufficiente chiarezza” del suo meccanismo di funzionamento, che come immediata conseguenza ha la non replicabilità degli esperimenti. Questo è effettivamente un problema molto serio, all’interno del metodo scientifico, ma dimostra solo che la teoria sulla FF non è completa, non che sia necessariamente falsa. Perciò, a essere “poco scientifico”, a questo punto è il muro contro la FF.

 

Come mai esiste il muro? C’è un fattore oggettivo, dato dal costo della verifica, che in ogni caso è un costo-opportunità (i soldi per la verifica verrebbero sottratti ad altre ricerche, di più comprovata garanzia di risultato (value for money)). I pochi seguaci della FF affermano che la verifica costerebbe poco, ma non è detto che la loro valutazione spannometrica ex ante rimanga valida in corso (eventuale) d’opera. C’è insomma il rischio che il costo lieviti anche di parecchio, come quando entri in un tunnel buio di cui non sai dov’è la fine, e nemmeno se c’è. D’altro canto, il potenziale beneficio di una FF scientificamente dimostrata sarebbe talmente enorme, che qualche sforzo sarebbe ragionevole tentarlo. Perciò il nettissimo NO ricevuto dalla FF appare sospetto, e probabilmente frutto di altri ragionamenti e interessi che con la scienza hanno poco a che spartire. Prima di esaminare questi, registriamo comunque che, a differenza di altri casi intervenuti nel corso della storia della scienza, gli “scopritori” del fenomeno si mostrano tutt’altro che restii a sottoporre il medesimo a verifica, anche da parte di terzi. Certo – si potrebbe replicare – nel frattempo le loro ricerche verrebbero finanziate, e magari all’età della pensione potrebbero finalmente ammettere di aver scherzato. E’ un’obiezione sensata? Non lo so. Certo che in questo caso, come in quello dei falsi Modigliani, il loro nome resterebbe sputtanato nei secoli dei secoli…

 

Ancora un paio di note, prima di parlare degli interessi in gioco. Da un lato, il comportamento di Carlo Rubbia, all’epoca presidente dell’ENEA e che aveva personalmente ordinato e finanziato la replica dell’esperimento originale di Fleischmann e Pons, appare molto ambiguo. Prima richiede l’esperimento e lo finanzia, poi ottiene una conferma dei risultati di F&P, quindi fa sparire la relazione in un cassetto e chiude la linea di ricerca. ??? Curioso, no? Forse meno curioso se si pensa che nei medesimi anni Rubbia si era fatto personalmente promotore di un progetto energetico che non c’entrava con la FF, e ne era quindi concorrente. Ma allora, perché ordinare l’esperimento? Chi ti ha telefonato, sia prima che dopo?

 

Sull’altro fronte, uno dei pezzi grossi dell’esperimento ENEA comincia a tenere conferenze sulla memoria dell’acqua e altre amenità newage, un po’ come se Feynman oltre a quelle sulla cromodinamica avesse tenuto delle lezioni al CalTech sulla lettura dei tarocchi. Dico: già stai sul filo del rasoio della credibilità scientifica… perché ti dai la zappa sui piedi? Nessuno ti crederà mai più, anche se sulla FF magari avevi ragione.

 

Gli interessi mainstream. La fusione calda interessa: 1) l’apparato militare; 2) la comunità scientifica (progetti Tokamak e ITER); 3) tutta l’industria dell’energia, dal petrolio ai distributori/fornitori di tutto il mondo. Ai militari la FF non interessa perché non ci puoi costruire bombe H. I progetti di alte energie costano un botto e garantiscono finanziamenti imponenti per decenni e decenni. La General Electric preferisce costruire lei le reti di distribuzione e le centrali, anziché lasciare che il sig. Giuseppe abbia il suo impianto autonomo a FF in bagno, vicino alla lavatrice. Come dire: esistono interessi di parte imponenti, prevalentemente economici ma anche politici e strategici, per i quali la FF rappresenterebbe la classica spina nel culo. E’ quindi comprensibile che essi remino contro ogni iniziativa tesa a dimostrarne la funzionalità, esattamente come la Chiesa non era felice che Galileo volesse avere ragione a tutti i costi.

D’altro canto, è molto difficile immaginare che se esiste una lobby, per quanto potente, non ne esistano anche altre di interesse opposto. Perché nessuno sceicco arabo, sultano del Brunei, Bill Gates, Ingvrad Kamprad (Ikea), Elon Musk ha ancora deciso di buttare un paio di miliardi di euro nella mischia, forse a fondo perduto ma forse no? E come mai gli sperimentatori della FF non hanno quantomeno provato a rivolgersi a loro? Anche questo è ben strano, visti i potenziali interessi in gioco.

 

In questo quadro già variegato e confuso entra anche l’informazione, cioè i media (pilotati o meno). Come portatori di interessi non propri, bensì di chi li paga, i media sono in grado di dare risalto o meno a qq fenomeno, accendendo o spegnendo i riflettori e investendo la platea con notizie la cui verità o verosimiglianza non è controllabile. Così trovi “informazioni” di ogni: quello che ti dice che la FF è dimostratissima e sono i rettiliani a tenerla nascosta e quell’altro che riporta una petizione firmata da 83.000 premi Nobel che chiedono di impiccare per le palle i seguaci della FF, in quanto antiscientifici buffoni al soldo di Beppe Grillo. Come fai a districarti?

 

Cosa penso io? Non so bene, non ho competenza in materia. Però se un prof della facoltà di ingegneria del Politecnico di Torino, che di FF non sa niente né gli interessa, mi racconta che anche a loro, su tutt’altra linea di ricerca, sta capitando di osservare trasmutazioni della materia (cioè nucleari) in particolari condizioni di presenza di reticoli cristallini stabili, qualche domanda mi sorge. In particolare, questa: dove sta scritto e chi avrebbe scritto che la fusione nucleare si può ottenere solo attraverso lo scontro di nuclei? Qualcuno (Edward Teller, per esempio) ha senz’altro mostrato che così si può ottenere, ma dove e quando ha anche dimostrato che è l’unico modo possibile?

C’è qualcosa che decisamente non mi torna, da qq lato la guardi.

8 Comments

  • Maurizio
    01/07/2019

    Edward Teller, a sentire le testimonianze di chi ci ha lavorato assieme, sembrava il bambino che non vede l’ora di sistemare i soldatini e carrarmatini sul tavolo di battaglia per poi spazzarli tutti assieme in una fulminea apocalisse. Per me la notizia della fusione fredda di F.&P. ha rappresentato un vero shock emotivo, tant’è che mi ricordo perfettamente dov’ero, a che ora e che giornale avevo in mano.
    Hai ragione, troppe cose non tornano.
    Soprattutto perché la comunità scientifica si è data molto da fare per dimenticare (far dimenticare?) la faccenda piuttosto che sbugiardarla.
    Tra l’altro, anche ammettendo che il processo di FF sia poco efficiente, comunque rappresenterebbe una sfida formidabile per menti curiose, rinverdendo il mito della pietra filosofale.
    Mo’ consulto “il risveglio del leone”, la bibbia che tengo, come già sai, sempre sul comodino: magari mi è sfuggita qualche cosa a riguardo.

  • Maurizio
    01/07/2019

    I maligni dicono che i fisici hanno uno spocchioso senso di superiorità nei confronti dei chimici (F.&P. lo sono) da loro ritenuti dei paria dell’ ambiente scientifico. Non capisco però perché non proseguano proprio i chimici. Forse non possono ambire agli stessi imponenti finanziamenti concessi alla fisica delle particelle o non hanno le capacità teoriche necessarie.

  • Maurizio
    01/07/2019

    Guarda caso, gli imbianchini hanno scoperto un fenomeno che al padrone di casa non passava nemmeno per l’anticamera del cervello. Uno smacco che solo l’oblio ha reso sopportabile..

  • Maurizio
    07/07/2019

    Quel che conta è la mente, l’intuizione, la creatività e pensare “perche no?”
    Parliamo di Hubble, Humason, Faraday?

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