Sugar Man

Ieri hanno trasmesso questo film-documentario, Sugar Man.

Non mancava un solo riferimento epico.

Lui, che viene scoperto giovane dai due produttori in un nebbioso – per la nebbia del fiume e il fumo – baretto di Detroit mentre suona dando le spalle al pubblico (1969). I due illuminati produttori che gli fanno fare due album (1970 e 1971), con totale vendite 6 esemplari.

Lui che si ritira, ma nel frattempo, senza saperne niente, in Sudafrica diventa a) il principale riferimento culturale del movimento afrikaner di protesta contro l’aparthaid, b) un best seller (mezzo milione di lp venduti).

I sudafricani cui giunge notizia che si è sparato sul palco dell’ultimo concerto, anzi no si è dato fuoco.

Il quest: il giornalista americano che legge di lui e decide di ricostruirne la vita. Alla fine lo trova che fa il muratore, vivo e ignaro di tutto.

L’invito in Sudafrica (1998), dove scopre di essere un idolo e lo fanno suonare i suoi pezzi con la band afrikaner che si è ispirata a lui per 20 anni.

Non manca proprio niente, anzi avanza qualcosa.

Avanza che la voce, i testi e le canzoni di questo Sugar Man non sono niente male, proprio niente: ottima colonna sonora per il film-documentario.

Avanza che lui non si scompone mai, né prima né durante né dopo.

Avanza che senza inventarsi niente, ma solo montando la storia nel modo giusto, hanno fatto un film che ci si ricorda.

Avanza che hanno trasmesso il film proprio ieri perché tre giorni fa il regista si è suicidato.

Sixto Rodriguez. Cold Fact (1970). Coming from Reality (1972).

Ascoltateli e leggete i testi.

Coming from Reality (1972)

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