Letteradura

Ho ripescato una roba di quattro anni fa, un periodo in cui frequentavo forum letterari (italiani). C’era un superforum gestito da una ragazzina di 19 anni e la sua corte di Erinni. Da quel megaforum si erano staccati dei tipi strambi, alcuni dotati di vero talento. Ero entrato nel megaforum proprio nel periodo della scissione e – manco a dirlo – dopo una settimana avevo cominciato a divertirmi… sull’altro. Eravamo 30, 40; nel megaforum erano in 2.000. Ci leggevano di nascosto, come seminaristi che sbirciano nel nightclub da una finestrella sul retro. Alcuni di noi avevano veramente talento (non io, tranquilli).

Noi 30-40 ci divertivamo moltissimo. Il coordinatore aveva creato luoghi in comune, dove offrivamo contributi a più voci, in sequenza. Gran bel periodo. Io giocavo con gli esercizi di stile, che non fosse il mio…

Verso un nuovo classicismo

in questo mese di frequentazioni letterarie ho capito tante cose.
che bisogna avere un stile. che bisogna amare un genere. che serve un nuovo classicismo. che il nuovo classicismo non può prescindere dal cammino percorso sin qui, dove prima o poi dovrà finire l’inconsistente frammentazione e troveremo il cartello “Nuova Sintesi” ben piantato nel fertile terreno della nostra naturale creatività.
e se il nuovo orizzonte altro non fosse che l’elaborazione delle dolorose esperienze di smarrimento che stiamo sperimentando?
forse.
proviamo.
ecco qui.

La tazza del cesso è bianca. Non mi sorprendo. La carta igienica è bianca. Ma non c’è. Lei l’ha finita e non sostituita. Pochi passi fino al bidet, sul pavimento grigio di cotto a poco prezzo. Se lo fanno i musulmani, posso farlo anch’io. Mi laverò il culo senza aver usato la carta. Forse mi avvicinerà al paradiso islamico.
Però non ho tirato lo sciacquone.
Pulito e fresco di Lavanda da bidet, ripercorro il Cammino, e protendo l’Arto verso l’argentea Catena che pende dal Cielo. Futuristiche Articolazioni meccaniche si attivano, e la Natura scende impetuosa. Il fragore dei Flutti m’apre Orizzonti di niagara spumeggianti, nella Frescura acquisita di timidi e temporanei Arcobaleni. L’Aere si vaporizza…
Cazzo! Allora ‘sta scatola di merda perde dall’alto!
Nell’omertà del muto muro non vedo segnali di distinzione. Supporti aerei, mensole di liberazione, mi approprio dell’ascesa. S’approssima il contatto: stridore di superfici, plastiche metafore di esistenze in disequilibrio. Un punto-visuale lontano, trascendente, riflesso sulla pietra levigata. Rotazioni inattese...
...sto cadendo dalla scala.
Cazzo stronzo non mi dovevo fare la quarta Moham’et frocio di un interista m’aveva detto che era buona buona un cazzo buona per morire se lo pigliasse in culo lui e Hamoza bocchinaro d’un egiziano coi piedi puzzolenti manco mi viene più duro da che mi faccio ‘sta merda ma io la mando a battere una settimana mi compro il biglietto e mi levo dai coglioni ‘cazzo me ne fotte e ‘sta roba mi fa cagare otto volte al giorno, altro che viaggio…
La tazza del cesso è bianca. Non mi sorprendo…

2 Comments

  • Seth Belavoure
    11/09/2014

    oh, quanti dolci ricordi

    tuo,
    Seth

  • edoardo burlini
    11/09/2014

    Serpentius Optalidon de la Roche de Belfagour, sei il benvenuto.

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