In viaggio su Costa Fastidiosa

Avvertenza. Questo post è particolarmente politically s-correct: se proteggete le foche monache, volete la pace nel mondo o vi commuovete nel vedere un gatto spiaccicato sull'asfalto, non leggete.

Ogni volta che mi trovo tra la folla, mi viene in mente la frase celebre più pregnante che sia mai stata escogitata per il Belpaese: “L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani” (copyright by Massimo d'Azeglio). A svariati annetti dalla sua ideazione, il compito sembra essere ancora agli inizi.
Questa nave è bellissima, se vi piacciono gli allestimenti sobri, stile Aida all'arena di Verona. Ogni centimetro quadrato è coperto da almeno 23 punti-luce, e le sorgenti fotoniche sono dorate, vetrate, cromate, marmorizzate, titanizzate. Il lampadario più modesto pesa una tonnellata, la superficie illuminante dell'applique più piccolo si misura in miglia quadrate, ogni gradino di ogni scala di servizio che porta ai cessi reca, sul bordo, non meno di 20 lampadine. Tutte le luci sono accese notte e dì e illuminerebbero tranquillamente Treviso la sera di capodanno. Credo che di notte la nave sia visibile dalla Luna.
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I turni dei lavoranti sono pre-rivoluzione industriale: roba che Dickens avrebbe descritto con le lacrime agli occhi per la vergogna. Essi lavorano circa 18 ore al giorno, le restanti 6 dedicate alla preparazione delle successive 18. All'assunzione, la compagnia li sottopone a chirurgia plastica, in modo che sorridano sempre, anche da morti o in procinto di (cfr.: “L'uomo che ride”, Victor Hugo).
La nave è imponente, lunga 290 metri e larga 35, pesante 114.000 tonnellate (arredamenti esclusi, ovviamente). Non si capisce quindi perché nelle tre piscine non ci sia spazio neanche per un canotto per bambini. Le ulteriori 4 piscinette idrotermali sono irraggiungibili, perché presidiate da virago ultra-50enni che dalle 6 di mattina alle 22 vi si insediano, sperando in non so quale miracolo che dovrebbe lisciar loro la pelle e far sparire i canyon di rughe che deturpano volti da tenutaria di bordello. Se un incauto si avvicina all'idromassaggio esse, emettendo dal costume bolle d'aria che forse provengono dai getti ad alta pressione e forse no, lo guardano come l'aquila a chi si approssimi al nido dei neonati aquilotti; i loro sguardi suggeriscono: “Cazzo vuoi tu qui, stronzo? Questo posto è mio, è il mio tessoro!”.
Nella nave ci sono 12 bar. In ognuno viene suonata ininterrottamente musica – dal vivo o registrata. Ingegneri e architetti hanno compiuto un miracolo di progettazione: appena si svolta l'angolo che separa un bar dal successivo, come in un mixer manovrato dalle mani del più virtuoso dj del mondo gli archi di Mozart vengono sostituiti dalla “mazurka del barone, della santa e del fico fiorone”, con effetto acustico spiazzante ma non sgradevole.
L'Italia è composta da due semi-Paesi. Al nord ci sono i nordisti imbarcati a Venezia: lombardi delle montagne, veneti di ogni latitudine, emilo-romagnoli, toscani rincoglioniti come solo i toscani sanno esserlo. Qualcuno di essi per parlare grida, la maggior parte no.
Al sud, eccettuato qualche siciliano, ancor meno romani e un paio di napoletani, c'è tanta Puglia che viene da pensare che la regione dei trulli d'estate si svuoti. Costoro si imbarcano a Bari e il loro nome è Legione: ne ho contati 17.000 in un solo bar.
I pugliesi sono grassi, molto grassi. I bambini di 10 anni pesano 80-90 kili. Poi guardi i lombi dai quali sono stati generati, e comprendi perché. Molti pugliesi sono più larghi che alti, e più spessi che larghi. Un pugliese viene annunciato da una pancia: lui arriva dopo 5 minuti buoni (camminano piano). Una famiglia di pugliesi è in grado – da sola - di occupare trasversalmente la nave (i 35 metri di cui sopra).
Io sono un vipz, non nel senso che ho comprato un biglietto vipz ma mi hanno assegnato una cabina vipz. Quindi sto al 10mo piano. Spesso mi viene la tentazione di sputare sulle teste calve che spuntano dai piani inferiori durante le ammiratissime manovre d'attracco. Perché? Perché sono un vipz.
Ho portato mio figlio in visita socio-culturale ai piani dei pugliesi, che sono essenzialmente il primo e il secondo, dov'è rumore e stridor di denti. Molti pugliesi, per permettersi una settimana di crociera ad ammirare i lampadari da una tonnellata, hanno venduto il campo, l'asino, le caprette, forse la nonna (ci devo pensare: chi comprerebbe una nonna pugliese da 100-120 kili?).
I pugliesi si chiamano da una parte all'altra dei ponti-cabine: 200 metri e più in un'unica emissione di fiato. Si offrono reciprocamente cibarie illecitamente imbarcate: orecchiette, formaggio, pizza pugliese (che non so cosa sia, ma so che c'è). C'è chi giura di aver visto falò accesi nelle cabine, dierttamente sulla moquette, in modo da poter cucinare capretti arrosto, cavoli e formaggi affumicati nelle pause tra un servizio di ristorazione e l'altro.
Inutile dire che i pugliesi premono alle porte di tutti i ristoranti di bordo, in attesa dell'apertura. Nei tre self-service di poppa, in un solo turno sono stati contati 86.450 pugliesi. Due sono stati puniti dai familiari perché al termine del servizio avevano consumato meno delle 14 portate rituali.
I pugliesi possono partecipare alla crociera solo dopo un esame preliminare, nel quale ci si accerta siano capaci di gridare. Un pugliese che si esprime sotto la soglia dei 90 decibel non è degno della sua terra. Per i bambini pugliesi, la soglia minima è 110.
Le escursioni, per cui Costa è famosa, fanno schifo. Niente che non si possa sostituire con maggior profitto per mezzo di una navigazione su internet (Wikipedia, foto comprese). Le escursioni sono svolte a unico e totale beneficio dei negozi per turisti: se anche c'è altro da vedere, te lo nascondono. Le guide sono neanche tanto velatamente imparentate con i venditori di ciarpame. Credo che le (carissime) escursioni dovrebbero essere pagate non dai crocieristi, bensì dai negozianti dei porti d'attracco. Ho motivo di ritenere che l'intera economia greca sia al momento sostenuta dai turisti delle navi Costa e consimili: perché pagare per un buon espresso 1,5 euro sulla nave, quando a terra ne puoi puoi bere uno pessimo per 4? Gli unici a non cadere nel tranello sono – indovinate un po'? – i pugliesi.
Ho comprato una splendida t-shirt con su scritto “Olimpya” per 12 euro, quando a Roma ne avrei pagati la metà per oggetto identico.
`{`In questo istante mi sta passando accanto una ragazza pugliese di circa 16 anni: ha una circonferenza di braccio di circa 52 cm, come lo Schwarzenegger dei bei tempi`}`.
Ieri sera c'è stato il gala con il comandante. Ai miei tempi, il comandante cenava al proprio tavolo con i passeggeri dei ponti superiori, a turno. Si chiacchierava di navigazione, di armatori, di dinastie di marinai. Ora il gala è limitato a un cocktail nel teatro strapieno (1.500 posti, per due turni), durante il quale l'uomo si guarda bene dall'entrare in contatto con la massa. Fa benissimo. Però, per la serata i crocieristi sono invitati ad indossare per l'appunto l'abito di gala. Ed è qui che si vedono cose che non ritenevamo possibili, quanto ad accostamento di tagli e colorazioni degli abiti. Si ha l'impressione che per vestire i crocieristi le sartorie usbeke abbiano fatto i doppi turni per tutto l'anno. Come sempre, sembra siano soprattutto le donne a non rendersi conto di cosa sia l'eleganza, che confondono con l'ostentazione. Lord Brummel è molto, molto lontano da qui.
Alla piscina-vasca da bagno centrale regnano gli animatori. L'altra sera c'era il revival anni '70-'80. In sequenza, ho potuto ascoltare YMCA (Village People), Long Train Runnin' (Dooby Brothers), Born To Be Alive (Patrick Hernandez): wow!
La solita ballerina ex aspirante velina (bocciata) “animava”, scuotendo il culo e invitando al coro. In pista, 150-200 tra matrone, future sciampiste e ggiovani coltivatori diretti con catena d'oro d'ordinanza, ciascuno inquadrato da due (2) videocamere mobili, che proiettavano sul megaschermo le espressioni assai intense e aristocratiche dei vari siamo-qui-per-divertirci-costi-quel-che-costi. Se “Qui si fa l'Italia o si muore”, non è più il caso di preoccuparsi: siamo già morti.
Se volete un attimo di relax da musica e luci, avete due opzioni. La prima è il ponte 3: qui non ci sono negozi, solo il mare che scorre blu. Il ponte è sempre deserto come un deserto di un mondo abbandonato.
La seconda opzione è la biblioteca: pochi, scarni ripiani sostengono volumi italiani, francesi, tedeschi, olandesi e inglesi. In tutto e per tutto ci saranno 200 libri. Qualche titolo: “Il giardinaggio moderno”, “I miei primi 40 anni – Marina Ripa di Meana”, Fabio Volo (opera omnia), “Twilight”.
Quaranta anni fa ho vinto un torneo di scacchi sull'Eugenio Costa. L'altro ieri il torneo di dama è stato annullato per mancanza di partecipanti. In compenso, nel regno degli animatori si gioca la “pallavolo da seduti”.
Questo pomeriggio andrò al quiz “Capitali del mondo” che si tiene in biblioteca. Ho una duplice motivazione: a) non voglio lasciar soli gli organizzatori: b) nel caso partecipasse qualche crocierista (statisticamente, senz'altro pugliese), voglio esserci quando chiederanno la capitale del Botswana e lui risponderà “Berlino?”.
Se hai fame, di quelle ataviche, fai una crociera. Da solo, hai il diritto di svuotare la cambusa della nave. Qualche pugliese ci ha provato, ma la nave è grande e anche la cambusa e in più è stato accusato di sabotaggio da familiari e amici.
Puoi fare colazione in cabina e poi rifarla sui ponti. Puoi chiedere il pranzo in cabina e poi riottenerlo finché scoppi, nei tre ristoranti self service che sfornano roba sufficiente a sfamare una città come Pavia.
Dopo la cena, sempre negli stessi ristoranti puoi raddoppiare, in attesa degli spuntini di mezzanotte, la pizza delle due di mattina, la caponata delle quattro e il cinghiale in salmì delle sei. Tutto sempre gratis. L'interruzione del vettovagliamento gratuito a bordo è attiva tra le 16 e le 16.15: per il resto, c'è sempre qualche cucina cucinante e qualche bancone esponente.
La crociera è il luogo più adatto al mondo per evidenziare l'incommensurabile differenza di genere. Le donne che ritengono gli uomini siano dei trogloditi troveranno – su una nave – facili e inoppugnabili conferme alle proprie certezze. L'abbigliamento preferito dei maschi (di ogni nazionalità) è t-shirt, pantaloncini corti, infradito. Pelame, panze orrende, infezioni dermatologiche da funghi tropicali non limitano in alcuna misura l'esibizione vergognosa del corpo maschile. Gli uomini sono refrattari al proprio generalmente ignobile aspetto: anzi, sembrano ostentarlo con compiacimento. Forse si ricordano di come apparivano a se stessi 20-30 anni prima, e restano pervicacemente inconsapevoli di come appaiono agli altri, oggi.
È chiaro che l'uomo si piace, o perlomeno si accetta con ieratica tranquillità.
Il discorso è completamente ribaltato per le femmine. Esse, in parte a ragione e in parte no, mostrano di ritenere la crociera una sorta di palcoscenico, di passerella. È stato stimato che metà del peso lordo della nave (quindi approssimativamente 55.000 tonnellate) sia composto dal bagaglio delle crocieriste, che infatti salgono a bordo seguite da bauli, guardaroba di mogano, intere cabine-armadio. Una crocierista ritiene di cattivo gusto non cambiarsi meno di 5 volte al giorno. I ladri d'appartamento riconoscono all'istante se la casa che stanno svaligiando appartiene a una crocierista: in essa, gli armadi femminili echeggiano di eco evocative del vuoto assoluto.
Sempre in parte a ragione ma in maggior parte a torto, le crocieriste pensano che qualcuno a bordo possa anche lontanamente essere interessato al loro aspetto. Non è vero – tranne debite eccezioni – ma anche i mariti glielo lasciano credere. Se i maschi sono panzoni, butterati, vaiolosi e irsuti, non c'è ragione per ritenere che le mogli si siano lasciate andare di meno, negli anni. I ponti-sole sono letteralmente ricoperti di carni tremolanti, troppo scarsamente nascoste da bikini fluoerescenti, facilmente avvistabili anche dalla lontana terraferma. In costume da bagno, anche le donne perdono ogni pudore. Vicino alle piscine, tendo a rivalutare il rigore talebano dei burqa.
Tutto cambia nella sezione Fitness&Co. della nave. Qui, dimentichi di essere in vacanza su un battello che visita porti e nazioni, i fitness-addicted passano le giornate e le nottate: chi corre a 30 km/h sui tappeti rullanti, chi bagna il pavimento col proprio sudore pedalando come un forsennato su cyclette comunque immobili, chi solleva pesi in attività assimilabili alle operazioni di carico/scarico bagagli. La palestra è attrezzatissima, invitante, luminosa. Forse è per questo che anche qualcuna delle orrende matrone dei ponti-sole ogni tanto viene a farvi capolino, cercando inutilmente di azionare i potenti macchinari e riuscendo solo a procurarsi i differiti e dolorosi effetti di uno sconosciuto e insidioso nemico: l'acido lattico. Ho visto femmine obese tremare, traslucide di sudore, per lo sforzo di piegare al proprio volere macchine per pettorali con 5 kg di carico. Nessuno ha mai detto loro che i pettorali non rialzano il seno, soprattutto se questo pesa 40 kg di antica ciccia stratificata da lustri di totale inattività ginnica?
Una crociera, volenti o nolenti, squilibra temporaneamente la percezione del Sé, soprattutto in senso di inquadramento sociale. Detto in termini strettamente tecnici: in crociera è facile abbandonarsi per una settimana alla suadente illusione di essere 'sto cazzo. Tutti si sentono un po' più fichi, leggermente più importanti, nel ruolo di passeggeri. Poiché il fenomeno interessa un non irrilevante numero di individui (3.500) racchiusi e limitati in uno spazio ristretto, in nessun altro luogo al mondo come in crociera si manifesta l'antico problema delle precedenze. Favorito dalla limitata larghezza dei corridoi (limitatissima, quando transita un gruppo di pugliesi) e soprattutto dall'ancor più esiguo spazio tra i tavoli di bar e ristoranti, a bordo il diplomatico tema delle precedenze non semplicemente si manifesta, ma esplode.
Ne consegue anche un mutamento temporaneo degli sguardi, che tendono ad assumere una connotazione di aperta minaccia. Avete mai visto le espressioni dei gruppi di leonesse e iene attorno alla carcassa di un bufalo? Qualcosa del genere. Un tavolino può essere teatro di aperti scontri di potere. “Passo prima io” - dice la faccia di un sessantenne gobbo e occhialuto, sospinto dal muto sostegno dell'improponibile cicciona che in antichi tempi si è scelto per moglie. “No, passo prima io” - controbatte con gli occhi il trentenne muscoloso con fidanzata dall'abbigliamento troiesco. Essi spesso si scontrano a midway, perché ciascuno dei due non è disposto ad ammettere di aver compreso quanto è importante e vipz il momentaneo antagonista. Non ci sono scuse o forme di cortesia, a bordo di una nave da crociera: è un continuo scontro di papi e papesse che reclamano precedenza. Fossero ancora in vigore i duelli d'onore, in capo a due giorni la nave sarebbe vuota.
Tutto ciò nondimeno...
stamattina mi sono svegliato a casa mia pensando che dovevo correre al ponte 9 per la colazione in piscina.
Voglio dire che una crociera è coinvolgente e rimane impressa nonostante la sua brevità. È un salto in un altrove fatto di comodità, varietà, novità. Come è finita per me, finirà anche per i pugliesi che torneranno alle capre, le matrone che ributteranno i costosi stracci nelle loro cabine-armadio, i veri e gli pseudo-atleti delle fitness rooms.
Il quotidiano assedierà tutti e questa consapevolezza ci renderà più solidali di quanto non si sia stati sulla nave.
“L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani”, diceva quell'inguaribile ottimista. Forse, basta aspettare che sbarchino a terra.

4 Comments

  • pugliese
    16/09/2012

    articolo becero e razzista

  • Veneziano
    03/01/2013

    Spezzo una lancia in favore dei pugliesi per questa tua rappresentazione ingenerosa e categorica di una realtà a cui sono molto legato. Oggettivamente, nel Sud, il senso civico non è troppo diffuso, ma etichettare un’intera popolazione come un’accozzaglia di idioti obesi, seppure in un contesto ironico, suona piuttosto pesante.
    Io ebbi un’esperienza simile alla tua, durante una vacanza greca. I fastidiosi di turno erano napoletani: si muovevano in branco inneggiando cori da curva e manifestando attitudini da sottospecie animalesca, importunando ogni essere vivente di genere femminile… e non.
    In un’altra occasione mi ritrovai a Cortina a riscontrare analogie con gli stereotipi cinepanettoniani dei Vanzina nei componenti di alcune famiglie milanesi e romane: cummenda e buzziconi.
    Se poi ti è capitato, come a me, di condividere qualcuna delle mete esotiche invernali predilette dalla créme dei nostri ex-concittadini (gondolieri, tassisti, intromettitori del vetro e ambulanti), ti sarai sicuramente imbattuto nel loro bon ton, degno di un banchetto a Buckingham Palace.
    Difficile, in quei contesti, non provare imbarazzo per l’essere comunemente italiani, veneziani, romani, pugliesi o quant’altro.
    Ma non per questo van tollerate, e così legittimate, semplificazioni generaliste e razziste legate a categorie, etnie e confini.

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