Il dorato mondo del fitness chiacchierato

Il dorato mondo del fitness chiacchierato

E’ un periodo che sto seguendo YouTube ma anche articoli web su un po’ di argomenti collegati: fitness in generale, crossfit, calisthenics, nutrizione, body building, esercizi posturali, yoga, flessibilità muscolare e mobilità articolare… Prima – ora ho meno tempo – avevo cominciato con free climbing e armwrestling.

Avevo già detto che i mondi di freccette (darts), scacchi, armwrestling, body bluilding e in parte anche free climbing sono accomunati da forme organizzative vote principalmente allo spettacolo e alla spettacolarizzazione anche clamorosa, tipo pugilato o MMA, in cui gli atleti sono sostanzialmente carne da macello e per questo vengono pagati bene. In realtà, il climbing è un po’ a parte, perché vi perdura ancora una certa anima hippie e gli atleti sembrano più spontanei e meno costruiti, benché come altrove siano immersi in un mondo organizzato di competizioni serrate nel calendario e nell’impegno, senza nessuna pietà e attenzione al singolo e ai suoi eventuali problemi personali.

Invece, il nuovo taglio dei miei interessi mi orienta maggiormente verso un’interpretazione “alla Wanna Marchi”, nella quale il tipo di richiamo è rivolto al singolo spettatore, cercando di vendergli non un biglietto di ingresso bensì un’”esperienza di vita”. Dove le adunate oceaniche richiedono spettatori sostanzialmente passivi, che per abitudini personali possono essere lontani mille miglia dall’attività di richiamo, l’idea stessa (ed estesa) di fitness richiede una partecipazione diretta, una cooptazione, un “vieni con noi”. Insomma, invece di contare le birre che stai bevendo ti guardano negli occhi e parlano al tuo cuore e alle tue insicurezze. Il marketing volto alla partecipazione è necessariamente molto diverso rispetto a quello dell’osservazione, e diversi sono anche i suoi problemi. Mentre nel secondo caso c’è un sostanziale monopolio o oligopolio organizzativo, nel primo si confrontano e scontrano migliaia di competitor in concorrenza perfetta tra loro, perché nessuno ha una posizione di decisivo vantaggio schumpeteriano (di innovazione). Ne consegue immediatamente che per allargare il proprio bacino di utenza pagante i titolari di offerta si devono fingere esperti di tutto, nonostante i loro background profondamente diversi (fitness trainer, fisioterapisti, dottori in scienze motorie, praticanti esperti con famosi successi alle spalle, biologi molecolari…), e ne consegue ulteriormente che – professandosi tutti esperti di tutto – i litigi, i dissing, le diatribe e le sputtanate in diretta sono all’ordine del giorno, tanto da distogliere spesso i contenuti dei contributi (marketing) dall’aspetto tecnico a quello interpersonale. Galletti nel pollaio, né più né meno. Che dietro alla qualità dell’offerta ci sia qualcosa di poco trasparente si capisce anche dal fatto che paludatissimi professori emeriti di prestigiose università alla fine della pagina ti vogliono vendere un corso di 3 gg in cui diventeresti trainer diplomato e con bacio accademico (ma la contraddizione intrinseca non la vedono? certo che sì, ma sperano che tu sia abbastanza fesso), per soli 500-1000-2000 euro.

Questi numi tutelari del Sapere Sportivo soffrono di limiti personali: chi non sa l’italiano, chi lo sa ma è noiosissimo, chi è tanto pieno di sé da risultare insopportabile, chi parte dalla caduta dell’Impero Romano per dirti come si alza un bilanciere. E – parimenti – tutti devono lasciare il loro naturale aplomb per andare a caccia di ciò che il cliente-tipo vuole, desidera e brama ardentemente sopra ogni altra cosa: diventare grosso. Come ho già detto, nella concorrenza perfetta il punto debole per l’offerta non è il lato di domanda, bensì gli altri concorrenti, per cui tutti si intasano senza dignità né coerenza nell’affannarsi a promettere al bimbomikia di turno che anche lui diventerà grande, grosso e fortissimo. La cosa assume caratteristiche grottesche quando i trainer “hanno fatto il salto”, decidendo di trasformare la loro inclinazione in attività esclusiva di reddito: a quel punto devono vendere, altrimenti non mangiano, e diventano quindi schiavi del bimbominkia e dei suoi strampalati e ingenui sogni.

Questo circo che si gioca sulle capacità di penetrazione mediatica serve? Sì: serve molto a chi non ha eroi nei quali immedesimarsi e riesce invece a prendere/rubare in serenità d’animo le informazioni utili e fondate che i guru sono costretti a elargire gratis per allettare i possibili clienti. Dopo circa 3 mesi di frequentazione, ci metterei davvero poco a scrivere un ponderoso, documentatissimo e superscientifico manuale fatto solo di trailer rilasciati dai guru di cui sopra. Scegliete voi la disciplina, ‘che è indifferente. Perché quello che non ho detto finora è che le regole di influencing sono precise e richiedono di pubblicare almeno (ma è poco) due video la settimana, e se lo fai già da 3-4 anni stai sicuro che qualcosa di utile in tutto ‘sto tempo lo dici. Quindi avrei materiale per un’enciclopedia. Se sei furbo, nella guerra di offerta chi vince è la domanda. Gli altri, lascia che si scannino.

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