1350708934494.jpg vagone letto 290x162 Binario 5Da Vicenza, per andare a Roma prendevo il treno della notte, un Venezia-Roma Termini che passava per Padova all’1:10. In due anni sarò sceso non meno di 20 volte, per la fidanzata o gli esami all’università. Un paio di volte mi portò a Padova un mio maresciallo che abitava in provincia, per tutte le altre c’era un locale che passava per Vicenza verso le 22, e poi aspettavo.
Estate e inverno, con un libro o l’ultimo testo da ripassare per l’indomani, la sala d’attesa mi conosceva bene, e io lei. Varia umanità, ma io avevo la corazza invisibile dell’ufficiale dei carabinieri, con un più che prezioso tesserino plastificato in grado – credevo, e avevo ragione – di mettermi al riparo da qualsivoglia rottura di coglioni. L’una o due volte che lo esibii, lo squilibrato di turno si eclissò in un amen.
Una sera d’inverno, o forse era solo novembre, sul televisore-display delle partenze vidi un Padova-Roma Tiburtina in attesa sul binario 5. Roma Tiburtina? Non era neanche mezzanotte. Presi le mie cose per andare a vedere. Sul binario buio (lato Arcella) e nella nebbiolina notturna c’era effettivamente un treno-cuccette. Non mi ricordo se i finestrini erano illuminati, ma mi pare di no. Non c’era assolutamente nessuno. Mi affacciai alla porta aperta di una carrozza e chiamai. Si materializzò un addetto al servizio. Chiesi se effettivamente quel treno era diretto a Roma, secondo l’orario indicato sul televisore della sala d’attesa e anche sulla tabella Solari del binario. Mi rispose di sì. Chiesi se c’era una cuccetta libera. Mi rispose di sì. Salii, pagai la differenza e mi infilai in uno scompartimento. Vuoto. Erano tutti vuoti. L’indomani mattina scesi a Tiburtina, stazione per me molto più comoda ma alla quale l’espresso che prendevo di solito non fermava. Feci l’esame e ripartii in serata.
A Vicenza, in caserma, controllai sul mio fedele orario Grippaudo come mai non avevo mai notato quello splendido treno della notte. Semplice: non c’era.
Circa un mese dopo, di nuovo a Padova, cercai prima sul televisore e poi sull’orario stampato a muro quel treno. Non c’era, e tornai al vecchio espresso dell’1:10.
Non ho mai capito che treno abbia preso, quell’unica volta, alle 23:45 sul nebbioso binario 5.

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