51rLUl4SQTL 290x144 Un’altra storia di canzoniDoveva essere il 1984 o ‘85 quando comprai un grosso Grundig Satellit con le casse staccabili, roba da 7-8 kg. Mi serviva per registrare dalla radio, mentre difendevo i sacri confini patrii. In uno, due anni registrai un sacco di roba, spesso con le voci dei disk jockey che interrompevano il brano e altrettanto spesso senza sapere nemmeno come questo si chiamasse. Ci riempii un portacassette, di quelli che arrivano fino a terra, da 60 scomparti e più. Nei molti anni seguenti, ormai lontano dalle trincee dove fischiavano le nemiche pallottole, fu un bel da fare per dare un titolo a parecchi dei miei salvataggi. Ogni nuova identificazione era un piccolo o meno piccolo mattone aggiunto alla mia identità musicale e complessiva (ci sono canzoni anni ‘70 di cui ancora inseguo l’origine).
Circa un anno fa stavo guardando un film: in una scena c’è una tizia che canta una sola strofa di una canzone, dal vivo in un locale. La individuai come qualcosa di già sentito e registrato, di Pat Benatar o Suzi Quatro, ma l’immediatamente interrogato YouTube mi rispondeva picche (non conoscevo ancora TuneFind). Così provai per un’altra strada, quella delle poche parole del testo che riuscivo a identificare. Non ci volle molto perché il Tubo mi facesse trovare la caverna di Aladino: Fisherman’s Blues dei Waterboys, che con Benatar e Quatro non c’entra niente. Come spiegare il significato e la soddisfazione del ritrovamento? Non ci riesco e non ci provo. Dico solo che le canzoni che ricerco, non assiduamente ma pervicacemente, fanno parte di me.
Copiata e scaricata la finalmente pulita versione originale – identica a quella “sporca&monca” del mio Satellit ormai defunto da decenni – mi è successo qualcosa che riesco a spiegare ancora di meno. Forse la voce particolare di Mike Scott, forse il violino di Steve Wickham, forse lo stile musicale o gli arrangiamenti… non so, ma qualcos’altro mi suonava in testa, come se i Waterboys mi dovessero svelare ancora dell’altro. Una sensazione istintiva, nulla di razionale, magari un brandello sepolto molto più in basso del livello dei ricordi. Fatto sta che nelle proposte a destra di YouTube vidi una cosa che poteva essere, e che ascoltandola capii immediatamente che era. Ora dovrei descrivere cosa ti succede dentro quando trovi queste conferme, come su un biglietto vincente della lotteria, i cui numeri risultano giusti uno alla volta, come le note. No, non si può rendere. Non si può spiegare cosa accade quando scopri che due canzoni che ti risuonano in testa, separate, da 30 anni, ti vengono svelate a distanza di 24 ore l’una dall’altra, e sono dello stesso cantante (qui, gruppo). La sensazione è simile a un miracolo, a un dono grande e inatteso. The Whole of The Moon. Grazie Satellit, grazie Tubo, grazie Waterboys.

Ti potrebbero anche interessare: