tinder logo 290x215 Dating sites e virtualitàDevo aggiornarmi: per essere un ricercatore sociale, un sociologoz, sto un pacco indietro. Grazie a dio ho amici e amiche che mi riassumono le lezioni che non ho studiato.

Dunque, Meetic non sbandiera più di essere il primo sito di appuntamenti d’Europa. “Come mai?” – mi chiedevo nella mia beata ingenuità – “cosa lo ha sopravvanzato?”. Le app. Il settimanale femminile Grazia ci informa che la migliore è Tinder, poi ci sono Blendr, Happn, Once, OKCupid, HotOrNot, POF… per non parlare di quelle specifiche e… psicanalitiche: CougarItalia, ADR (adotta un ragazzo), SugarDaddy, SeekingArrangements

Io frequento pure altri ambienti non così innocenti, e lo dico solo per aggiungere evidenza a una conclusione: la “fase lineare” è ormai agli sgoccioli. Con lineare intendo una corrispondenza semplice tra obiettivi del sito, obiettivi dichiarati dai suoi utenti, azioni dirette per il perseguimento dei medesimi. In altre parole, si sta verificando un fenomeno nuovo, antico quanto il mondo ma solo recentemente osservabile su pc e smartphone: piuttosto che incontrarsi davvero, la gente preferisce accontentarsi della possibilità teorica di farlo, soprattutto dopo i 45-50 anni. Il single con una consistente esperienza di vita alle spalle, storie e matrimoni andati male, fallimentari incontri al buio già esperiti, ha sempre bisogno della rassicurazione di poter ancora piacere, di fare ancora parte del mercato, ma ha sempre meno bisogno di partecipare a esso. Con una metafora: l’importante è continuare a essere invitati alle feste, non l’andarci; il campanello d’allarme trilla solo se non ti chiamano più.

I dating sites si stanno perciò trasformando in un servizio di intima rassicurazione, in un rapporto che tende progressivamente a escludere gli altri utenti reali dalla finalità individuale del servizio stesso: la gente si iscrive per sé e basta e l’unico riscontro che chiede è di essere guardata e apprezzata, un po’ come i like su fb, ormai moneta ufficiale di scambio del conforto narcisistico.

Incontrare davvero l’Altro è stressante: richiede un equilibrio interiore preesistente, la capacità di effettuare adattamenti su di sé per poter accogliere la sua diversità, la disponibilità eventuale a modificare le proprie consolidate certezze e abitudini. Sempre di più, alle persone non frega nulla di trovare vera compagnia alla propria solitudine, ma solo di non sentirsi esclusa dalla possibilità teorica di farlo.

Non è affatto un caso che questo tipo di giochi autoreferenziali si stia spostando sempre di più dai siti web per pc alle app, se consideriamo la differenza funzionale dei due diversi strumenti: le app sono più “scomode”, quindi adatte solo a scambi veloci e non approfonditi, ma d’altra parte sono a disposizione in ogni istante della giornata. È quel che la gente cerca: uno snack veloce che zittisca per qualche istante i morsi della fame, non una bistecca che richieda la complicata organizzazione di un pranzo.

Dimmi che ti piaccio senza neanche conoscermi, poi ognuno per la sua strada. Lascio agli psicanalisti il trarre le conclusioni.

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