Zygmunt Bauman 006 2 290x174 Oikìa, Agorà, EkklèsiaCominciamo male. E’ morto oggi Bauman, “zio” Zygmunt.

Non mi viene in mente nessuno che abbia ispirato, influenzato e indirizzato il mio pensiero quanto lui. Leggere un suo libro era come se qualcuno ti entrasse in testa e spalancasse vecchie porte chiuse, dai cardini arrugginiti, con gentilezza ma inesorabile decisione. Poche pagine, e il cervello vedeva nuova luce, respirava nuova aria. Molto noto per il suo concetto di Società Liquida, per me era il ponte tra l’analisi sociologica e quella psicologica: sapeva cioè trovare i microfondamenti individuali dei comportamenti aggregati.

Se hai un dubbio, leggi Bauman: sono veramente pochi gli argomenti che non possano venire affrontati con la sua interpretazione del mondo moderno. Affascinante illustratore del declino delle ideologie (perché, percome e percosa), suo è il merito di aver tracciato il semplice – ma applicabile a una generalità di situazioni – percorso oikìa->agorà->ekklèsia, lamentando l’assenza dell’anello centrale come una delle maggiori cause della moderna solitudine interiore e irrilevanza politico-sociale dell’individuo: un puro consumatore abbandonato a sé stesso e continuamente tenuto nell’ansia dall’ “industria della paura“.

Bauman teorizzava sì, ma sempre portando esempi che ognuno poteva riconoscere, e provocava in stile sofistico per aiutare la gente a pensare (strabiliante la sua “difesa” della pedofilia, tesa non a giustificare i pedofili ma a far piazza pulita di tutti i pensieri preconfezionati usati meccanicamente, come filastrocche, per attaccarli).

Più di vent’anni fa, Bauman aveva già detto tutto quello che c’è da dire sulle limitazioni della sovranità nazionale nei Paesi moderni, indotte da forze sovranazionali di cui solo ora i vari pensatori sembrano accorgersi. Non era un catastrofista, ma sapeva fare 1+1. Ha previsto i movimenti di protesta (tipo M5S), spiegando come e perché si sarebbero manifestati.

Zio Zygmunt è morto (aveva 91 anni: ci può stare). Ma per fortuna possiamo ancora leggerlo. Se hai un dubbio, leggi Bauman. Fatelo.

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